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La reazione dei partiti
redazione 
Dopo la morte del giovane di Locarno i partiti commentano l'accaduto



UDC L’UDC Ticino esprime innanzitutto il proprio cordoglio e solidarietà alla famiglia di Damiano Tamagni, vittima innocente di una brutalità ingiustificabile, qualsiasi sia la provenienza degli autori. Il partito ritiene tuttavia che l’efferato omicidio del giovane da parte di tre persone d’origine balcanica non sia che l’ennesima riprova di una violenza aliena dalla nostra cultura. Il ricorso alla violenza estrema per risolvere eventuali divergenze era infatti praticamente sconosciuto nel nostro paese fino a qualche decennio fa, quando si è cominciato ad allentare progressivamente il freno all’immigrazione e a concedere, incontrollatamente e con colpevole superficialità, l’ingresso e il soggiorno in Svizzera a troppi elementi provenienti da culture agli antipodi della nostra. L’allentamento poi delle procedure di naturalizzazione – in primis l’accettazione da parte Svizzera della doppia o multipla nazionalità nel 1992 – ha fatto sì che questa violenza stia arrancando per entrare di diritto a far parte della nostra cultura. Per l’UDC Ticino non ha importanza se i malfattori di Locarno siano svizzeri naturalizzati o soltanto slavi, l’essenziale è che la loro violenza è d’origine slava e che se deve per forza essere esercitata, la si deve rimandare al paese di provenienza assieme ai suoi autori. Il delitto di Locarno è avvenuto a pochi giorni dal pestaggio di Basilea ad opera di un immigrato turco nei confronti di un pensionato settantaseienne - reo di avergli chiesto di non fumare sul treno - e verosimilmente non sarà l’ultimo. L’UDC Ticino non può che biasimare chi, sconfessato oggi da questi fatti, si è battuto nei media contro l’iniziativa popolare lanciata a livello nazionale “per l’espulsione degli stranieri che commettono reati” (pecore nere), qualificandola con gli attributi più negativi. Il partito ribadisce dunque il concetto dell’iniziativa, peraltro condiviso da gran parte della popolazione. Auspica inoltre che: • in casi come quello di Locarno, l’autorità giudiziaria abbia ad agire con la più rigorosa severità, applicando il massimo della pena ed escludendo di fatto qualsiasi circostanza attenuante; • scontata la pena, i malfattori siano espulsi dalla Svizzera, se del caso ritirando la nazionalità svizzera a coloro che fossero in possesso della doppia nazionalità; • i fatti di Locarno e di Basilea abbiano a convincere chi è preposto alle naturalizzazioni della necessità di indagare approfonditamente sul comportamento in patria, ma soprattutto in Svizzera, di coloro che chiedono la cittadinanza svizzera e dei loro famigliari; • quanto accaduto abbia a far rinsavire chi, affetto da buonismo e da internazionalismo, insiste nel voler far sì che la Svizzera si degradi nell’eccessivo multiculturalismo rinunciando a difendere la sua cultura e le sue tradizioni. UDC Ticino L’ATTO PARLAMENTARE LEGHISTA La notte su sabato si è verificato a Locarno un nuovo, inaudito atto di violenza da parte di giovani cittadini stranieri (di cui, a quanto risulta, uno sarebbe svizzero naturalizzato). Fenomeno tragico, frutto della cosiddetta “multiculturalità” promossa da certe aree politiche, che tra l’altro si sta evidenziando un po’ ovunque nell’Europa occidentale, e il Ticino non fa più eccezione. L’aggressione da parte di tre ragazzi di origine balcanica di età compresa tra i 20 e i 24 anni, si è consumata ai danni di un 22enne ticinese, ridotto in fin di vita: la sua sopravvivenza appare malauguratamente a rischio. Il fatto nella sua drammaticità mette ancora una volta l’accento sull’integrazione, o piuttosto sulla mancanza di integrazione, da parte di persone provenienti da altre culture, oltre che sull’annosa questione delle naturalizzazioni, attualmente troppo facili (naturalizzazioni che la Lega dei Ticinesi in Gran Consiglio ha sempre rifiutato di ratificare). A quanto risulta da informazioni assunte, dei tre aggressori uno era naturalizzato mentre gli altri due titolari di un permesso C. Vista la gravità dell’azione violenta commessa, ci pare evidente che permessi e cittadinanza devono venire immediatamente revocati agli aggressori. La revoca della cittadinanza svizzera e cantonale, e dell’attinenza comunale, è prevista dall’art. 48 della Legge sulla cittadinanza per casi di estrema gravità; come è, a non averne dubbio, quello in oggetto. Al di là di questo, ci auguriamo evidentemente che la giustizia penale faccia rapidamente il proprio corso davanti ad un crimine gravissimo, e che si abbia per lo meno la decenza di non sollevare, a scarico dei colpevoli, attenuanti legate alla “diversa radice culturale”. Chiediamo pertanto al lod. Consiglio di Stato: - Corrisponde al vero che, dei tre aggressori di origine balcanica, uno è naturalizzato svizzero e due sono titolari di un permesso C? - Se no, qual è la cittadinanza delle persone coinvolte? - Da quanto tempo le persone naturalizzate sono in possesso della cittadinanza svizzera? - Da quanto tempo le persone non naturalizzate sono in possesso del permesso C? - Quale (i) comune (i) ha (hanno) concesso l’attinenza comunale alle persone naturalizzate? - Nei confronti del o degli aggressori naturalizzati, verrà avviata una procedura di revoca della nazionalità svizzera in base all’art. 48 della Legge federale sulla cittadinanza? In che tempi? - Quali provvedimenti in senso analogo verranno presi nei confronti dei titolari di permesso C? - Quanti cittadini di origine balcanica si sono resi responsabili di reati violenti in Ticino negli ultimi 5 anni? Con la massima stima Boris Bignasca e Lorenzo Quadri Cofirmatari Norman Gobbi, Donatello Poggi, Silvano Bergonzoli, Rodolfo Pantani IL COMUNICATO DELLA GIOVENTÙ COMUNISTA Il carnevale è sempre di più una festa commerciale come le altre, dove in troppi affogano nell'alcool e nella violenza i problemi della quotidianità. La degenerazione carnascialesca è esplosa a Locarno con un fatto di sangue di inaudita tragicità. Certo poteva succedere in altri momenti: ma è accaduto a Carnevale, fra ragazzi che facevano Carnevale. Se ne prenda dunque atto! La decisione del sindaco di Locarno di sospendere i festeggiamenti è quindi pienamente condivisibile, mentre sorprende il silenzio dell'autorità cantonale. Occorre valutare se non sia il caso di sospendere almeno per un giorno, in segno di rispetto tutti i festeggiamenti. Una sospensione che ci possa aiutare a riflettere sul senso di certi bagordi, evitando magari di uscire con sparate razziste di pessimo gusto come ha fatto la Lega dei Ticinesi che strumentalizza una tragedia per rafforzare l'odio verso gli stranieri. La legge è uguale per tutti e sarà applicata. Ci sono anche ticinesi doc che amano la violenza, basta quindi parlare di predisposizioni culturali come i nazisti! La Gioventù Comunista, come gruppo di giovani prima che movimento politico, è vicina e solidale alla famiglia, agli amici e a tutti coloro che sono rimasti turbati da questo tragico evento che ha colpito un nostro coetaneo. Coordinamento della Gioventù Comunista

3 febbraio 2008 16:47


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