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È iniziata l'ufficiale corsa alla Presidenza francese
giambo 
Da lunedì gli spot ufficiali sono trasmessi sui canali francesi.



È iniziata l'ufficiale corsa alla Presidenza francese
È iniziata ufficialmente la campagna elettorale per il 2007. I candidati che hanno potuto raccogliere i 500 patrocini necessari alla candidatura sono questa volta 12, quattro in meno rispetto al 2002. Di questi 12 quattro sono donne, una proporzione mai raggiunta sino ad ora. Lo scorso 19 marzo erano stati dati i risultati del sorteggio dei candidati, che determina il numero che porterà la campagna cartellonistica, e ufficializza la candidatura. Le presidenziali francese hanno un fascino tutto loro, per l'organizzazione (regole e regolette ormai assodate, per una parità di spazio nei media) e per partitica. La Francia politica schiera varie formazioni, ma a colpo d'occhio una sola grande frattura fra destra e sinistra è visibile, a estremi relativizzati. Seguire la politica italiana, per esempio, è un pasticcio di linee che si intrecciano al centro, con una linea globale che si scosta raramente dalla dettaglistica (mi si permetta il neologismo, se tale è), mai sospinta da grandi ideali o visioni rivoluzionarie, checché se ne dica, si parla sempre e solo di tassazioni varie e/o metodi della giustizia, e una volta al potere si tende a fare passi discreti verso posizioni discrete (sia mai da sbagliare e poter tornare indietro). In questa Francia del 2007 invece le candidature spiccano per audacia nei due fronti definiti (o destra o sinistra). Ma vediamo questi candidati e indichiamo i loro punti forti del programma, oltre qualche tratto personale. Dal sorteggio il primo uscito è stato Olivier Besancenot. Olivier Besancenot è il candidato della Ligue communiste révolutionnaire (Lega comunista rivoluzionaria), un nome un programma. La notizia di adesso, a un giorno dall'inizio della campagna ufficiale è: Olivier Besancenot per la gratuità dei preservativi, non deve far sorridere, è uno dei punti forti (la gratuità dei servizi alla popolazione - in primis i trasporti pubblici) per questo candidato, fortemente schierato a sinistra. Il suo mottoper la campagna è "Nella strade, nelle urne" e il suo programma si base sul concetto fondamentale espresso nella frase "Il capitalismo porta le guerre come le nuvole la pioggia" (di Jaufré). Non inganni, è con vero e proprio spirito comunista che Besancenot la cita, la sua è una visione mondiale della politica e dell'economia, contro il disordine che il capitalismo ha portato. Già candidato nel 2002, Besancenot ha 33 anni, è giovane dunque e di questa giovinezza ne fa un cavallo di battaglia perché i giovani francesi non vedano un altro nonno come presidente. Intenzioni di voto: dal 2 al 3,5% Marie-George Buffet milita per il Partito Comunista Francese, schierata dunque chiaramente a sinistra pure lei, si definisce "Popolare e antiliberale" e promuove quella che chiama un'"altra politica di sinistra". Diritti delle donne, integrazione degli immagrati, salari minimi per gli sfavoriti, sicurezza internazionale (ONU) e ricerca, sono i punti forti del suo programma. Intenzioni di voto: 2% Gérard Schivardi è sostenuto dai sindaci (?) e dal Partito dei Lavoratori. Senza ombra di dubbio il suo cavallo di battaglia è l'abbandono dell'Unione Europea (e dell'euro di conseguenza), ma le reazioni della Francia su questo punto vanno dalla derisione all'indifferenza, le intenzioni di voto sono allo 0,5%, e gli altri punti del suo rivoluzionario programma (difesa dei servizi pubblici, laicità) non servono a metterlo in sella, anche perché abbastanza tipici della sinistra. François Bayrou (UDF: Unione per la Democrazia Francese) gioca col fascino e per il momento (21-24% le intenzioni di voto per lui) sembra vincere. È l'unico concorrente serio del binomio Royal-Sarkozy e si pone esteticamente e programmaticamente a favore di una politica per la donna. Ma al di là di questi sospetti punto centrale del suo pensare è la "socialeconomia" che definisce così: i legami sociali sono possibili solo se vi è una economia creativa, che guarda all'innovazione, che produce ricchezza e offre lavoro. Sociale e economia devono ormai dirsi e pensarsi in una parola sola. La formazione di tutto il nostro popolo sarà l'arma principale nella competizione. È così che il nostro modello repubblicano francese affronterà le sfide della mondializzazione, nel quadro nazionale e nel quadro europeo. Una voce centrista se vogliamo, ma liberale. Sul discorso caldo dell'immigrazione, si pone sulla stessa linea di Sarkozy, per una politica di controllo rigida. José Bové viene dalla campagna, ha combattuto per anni come sindacalista e si presenta alle presidenziali (dopo un po' di suspence legato ai suoi 500 patrocini) come altermondialista. Vicino al popolo, slegato da partiti, e fortemente scenico è il candidato dei contadini, dei verdi, degli immigrati, dei comunisti. Visto come un candidato dal potenziale fortemente umano, più che politico, raccoglie per il momento un 2% delle intenzioni di voto. Dominique Voynet si presenta per i Verdi e per "La rivoluzione ecologica". Confermati gli effetti del surriscaldamento del pianeta la sfida per la Francia è lanciata: miglioramento dei trasporti ecologici (principalmente ferrovia) e indirizzamento del traffico pesante verso di questi, potenziamento dei trasporti pubblici e miglioramento della loro usabilità, cosa che include una sicurezza maggiore per le strade. Voynet tocca le corde sensibili, il pensiero alle future generazioni per invitare al voto. Intenzioni di voto solo all'1%, cosa che, se realizzata, potrebbe dare un durissimo colpo ai Verdi francese, si legga: estinguerli. Philippe de Villiers corre per il Movimento per la Francia: una destra sulla stile UDC svizzero. Espulsione dei clandestini, potenziamento degli organi di controllo, chiusura delle frontiere all'immigrazione e tutta la serie dei valori nazionali. Attento ai bisogni delle campagne e degli operai, de Villiers fa della riuscita della sua politica economica in Vandea un atout della sua campagna. Una via di mezzo tra Sarkozy e l'estremo Le Pen, per questo candidato si aspetta non più dell'1,5% di voti. Ségolène Royal si presenta per il Partito Socialista con un "Patto presidenziale" fatto di 100 proposte (per evitare le promesse immagino) su tutti i temi caldi della politica francese: immigrazione, famiglia, educazione, sicurezza, eccetera. Se per tutti i temi si può dire che la sua linea davvero socialista, il tema della sicurezza, come lo intende la Royal è parso di destra e ha scaldato gli animi. Le sue proposte in questo campo sono di fatto abbastanza estreme: stages per genitori di bambini alla scuola dell'obbligo che si comportano da "perturbatori"; controllo della allocazioni familiari e internato per questi "perturbatori"; creazione del "tutore della scuola" incaricato del controllo della sicurezza negli stabilimenti; ai giovani copn più di 16 anni che commettono una delinquenza: inquadramento in una scuola militare per indirizzarlo a un servizio umanitario o a un mestiere. Royal sfrutta abilmente il suo fascino, ed è una papabile della presidenza, resterà da vedere se il popolo la sosterrà, visti i vari candidati più sociali che si offrono. Intenzione di voto: 22% - 26% Frédéric Nihous (Caccia, pesca, natura, tradizioni) chiede l'uguaglianza delle possibilità, di fronte a una situazione che vede, secondo lui, le zone rurali abbandonate a loro stesse. Punta proprio sullo sviluppo della ruralità quale punto centrale del suo programma. Non decolla nei sondaggi: le intenzioni di voto per lui rimangono fisse all'1%, mentre nel 2002 lo stesso movimento aveva raggranellato (incredibilmente) con Jean Saint-Josse il 4.25% dei voti. Jean-Marie Le Pen corre di nuovo, e sempre per il Fronte Nazionale con il quale nel 2002 aveva creato uno shock violento alla sinistra piazzandosi al secondo posto e concorrendo al secondo turno contro Chirac (che aveva poi vinto con uno storico 82% grazie ai voti della sinistra). Il personaggio è conosciuto per il suo stile provocatorio che gli ha causato non pochi problemi nel passato (23 condanne in tutto). Le Pen ha tra le altre cose banalizzato le camere a gas nella Seconda Guerra Mondiale, accusato i malati di AIDS di infettare la nazione, giustificato la tortura in Algeria. Il programma col quale si presenta alle presidenziale quest'anno rimane di destra estrema, ma sembra evitare le gaffe grossolane, senza celare dei punti di vista scioccanti. L'insicurezza viene dall'immigrazione, la recessione viene dall'immigrazione: dunque basta immagrazione e espulsione dei sans papiers, rafforzamento delle forza dell'ordine. Per quel che riguarda l'educazione, il credo è che bisogna restituire autorità ai genitori, alla scuola, ci vuole disciplina e religione. Non evita richiami al "capitale intellettuale e morale della civilizzazione francese". Patriota e carismatico a Le Pen si pronostica tra il 13 e il 14% dei voti. Arlette Laguiller è in lizza per il movimento Lotta Operaia. Dichiaratamente trotskista, il suo programma è tutto incentrato sulla difesi dei diritti dei lavoratori. Sostenuta nel 2002 da circa il 5% degli elettori appare in questa campagna un po' rassegnata, e i sondaggi esitano a darle un 2-3%. Nicolas Sarkozy è il purosangue dell'UMP (Unione per un Movimento Popolare) di cui è presidente. Attuale ministro degli Interni e del Territorio è forse il favorito numero uno alla carica. Il suo partito si ancora sui valori di libertà, responsabilità e solidarietà. Mette al centro la Francia, i Francesi e la Comunità Europea. I punti forti del programma presidenziale di Sarkozy sono un'economia liberale, fondata sul merito della persona e la ricompensa del lavoro. Di conseguenza l'educazione deve rispondere agli standard più alti, e la riuscita divenire un dovere per ogni francese. Se i socialisti propongono la riduzione delle ore lavorative, Sarkozy propone di permettere di guadagnare di più a chi ne ha voglia, aumentando in questo modo il potere d'acquisto, la consumazione, cose che faran girare i soldi creando posti lavoro, meno disoccupazione. Discorso fatto in parallelo a quello di un'ecologia rivoluzionaria: Sarkozy propone un periodo di 5 anni per risolvere i problemi ecologici della Francia per la prossima generazione (paradosso?). A proposito di immigrazione il discorso di Sarkozy prende avvio dall'orgoglio della tolleranza e ospitalità della Francia, ma chiarisce presto che chi vuole vivere in Francia deve rispettarne le leggi e i valori. La Francia non deve perdere la sua identità. Un'Europa che protegga gli interessi economici della Nazioni che ne fanno parte, che non imponga delle regole che queste Nazioni non vogliono (in primis a proposito di frontiere). Un'Europa che sappia scegliere i suoi interlocutori e i suoi membri (Turchia no). Questi in poche linee gli indirizzi politici dei candidati alla Presidenza francese per il periodo 2007-2012. La battaglia finale interesserà verosimilmente solo Sarkozy, Royal e Bayrou. I francesi decideranno se tornare a sostenere una politica di destra continuando a negare legittimità al Partito Socialista, oppure se votare la Royal e cercare in altre strade le soluzioni ai problemi. Tutto lascia supporre che Sarkozy otterrà la carica, il suo discorso moderato ma deciso sull'immigrazione, la sua filosofia economica della mondializzazione controllata e a favore dei francesi sono temi che sembrano fare centro nello spirito dei francesi. Ségolène rimane un'alternativa possibile e sperata da tanti, ma rischia di sfavorirla il suo distacco dai valori francesi, centrali nei programmi della destra. Se Sarkozy (o Bayrou) vincerà si avrà una Francia autoritaria in Europa e sul suo territorio, decisa a sfruttare la ripresa economica, costi quel che costi a livello sociale. Se vincerà Royal la Francia sarà forse un po' fiaccata internazionalmente, ma cercherà la stabilità sociale interna. Il 22 aprile i Francesi andranno alle urne per il primo turno. Dalle urne usciranno i due nomi che andranno al secondo turno.

10 aprile 2007 13:29


francia sarkozy royal ségolène politica europa immigrazione presidenziali bayrou bové economia

Commenti


10 aprile '07 19:36
     scappy

ah ppperò...

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